Lettera agli amici

 

 

Spello, febbraio 2019

 

 

Care amiche e amici,

eccoci al consueto appuntamento della lettera che ci dà modo di riprendere il contatto con ciascuna e ciascuno di voi.

Siamo nel ritmo invernale caratterizzato dalla pausa più lunga dell’anno per quanto riguarda le settimane di accoglienza.

La neve ci ha fatto visita varie volte con il suo manto bianco fino a coprire la pianura. Però, appena il tempo lo permette Franco, già da alcune settimane, entra in campo per la potatura. Intanto in cucina il fuoco nella stufa a legna ci prodiga il suo calore, utile anche per delle ottime bruschette con l’olio nuovo.

Michael, il novizio di cui vi abbiamo già parlato in precedenza e che alcuni di voi hanno conosciuto, continua il suo percorso di noviziato accompagnato da Gabriele e inserito nella nostra fraternità.

Yves è ancora alle prese con il servizio di priore che gli richiede di essere spesso in viaggio per visitare i fratelli nel mondo, ma appena può trascorre qualche settimana con noi.

 

Un evento che  ha trattenuto molto la nostra attenzione in questi ultimi tempi, è stata  la beatificazione di 19 martiri in Algeria.

L’Algeria è il paese dove lo stesso Charles de Foucauld ha vissuto parte della sua vita e dove è morto nel 1916, testimoniando il volto di Dio come Padre che si rivolge agli ultimi, ai più lontani, facendo presente in quella terra una Chiesa che si fa accogliere, rispettosa della fede dell’altro, che testimonia Gesù nella presenza amicale, vissuta nella concretezza di un quotidiano condiviso.

Ed è così che uomini e donne, religiose e religiosi di diverse comunità, ma segnati da un comune stile di presenza e testimonianza evangelica che vede in Charles de Foucauld uno dei grandi riferimenti, sono  morti assassinati negli anni 90, nel periodo conosciuto come “decennio nero”,  in cui persero la vita ben più di duecentomila algerini tra cui 114 imam contrari alla violenza in nome di Dio.

Le autorità algerine hanno fortemente desiderato che la cerimonia di beatificazione, avvenuta l’8 dicembre, si svolgesse sul suolo algerino. Per la prima volta nella storia, cristiani e musulmani d’Algeria si sono incontrati per tre giorni nella città di Orano, per ricordare e celebrare queste persone che hanno donato se stesse per amore di Dio e del popolo algerino, fino alla morte.

“Un grande segno di fraternità nel cielo algerino rivolto al mondo intero” ha detto papa Francesco in vista di questo appuntamento.

E’ stato un grande momento di “vita insieme”. Durante la veglia vi sono state testimonianze emozionanti, dove l’accento è stato quello del vivere tra fratelli malgrado le diversità religiose.

 

 

Riportiamo qui due testamenti spirituali che ci trasmettono la profondità di coscienza di due persone di diversa religione e condizione, ma orientate all’unico Dio fonte di ogni bene.

 

 

Mohamed Bouchikhi è un giovane musulmano, autista e amico del vescovo di Orano Pierre Claverie. I due morirono insieme nello stesso attentato.

Consapevole del pericolo a cui lo esponeva questa amicizia, scrisse nel suo diario poco prima della sua morte:

“Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Prima di smettere di scrivere io vi dico:

 la Pace sia con voi. Ringrazio colui che leggerà il mio diario, e dico a chiunque ho conosciuto durante la mia vita che li ringrazio. Dico che saranno ricompensati da Dio nell’ultimo giorno. Addio a chi ho fatto del male, che mi perdoni. Chiedo perdono a colui che mi perdonerà nel giorno del giudizio; e a colui a chi ho fatto del male che mi perdoni. Chiedo perdono a colui che ha ascoltato dalla mia bocca parole cattive, e chiedo a tutti gli amici di perdonarmi a causa della mia giovane età. Ma, in questo giorno in cui vi scrivo, mi ricordo di ciò che ho fatto di bene nella mia vita.

Dio, nella sua onnipotenza, faccia che io gli sia sottomesso e mi accordi la sua tenerezza.”

 

 

 

 

Christian de Chergè, priore dei monaci di Thibirine, assassinato insieme ad altri suoi 6 confratelli.

 

 “Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere anche oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese.

  Che essi accettassero che l’unico Padrone di ogni vita non potrebbe essere estraneo a questa dipartita brutale. Che pregassero per me: come potrei essere trovato degno di tale offerta? Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza dell’anonimato.

La mia vita non ha più valore di un’altra. Non ne ha neanche meno. In ogni caso, non ha l’innocenza dell’infanzia. Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male che sembra, ahimè, prevalere nel mondo, e anche di quello che potrebbe colpirmi alla cieca.

 Venuto il momento, vorrei avere quell’attimo di lucidità che mi permettesse di sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli in umanità, e nel tempo stesso di perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito.

 Non potrei auspicare una tale morte. Mi sembra importante dichiararlo. Non vedo, infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che un popolo che amo sia indistintamente accusato del mio assassinio.

Sarebbe un prezzo troppo caro, per quella che, forse, chiameranno la «grazia del martirio», il doverla a un algerino chiunque egli sia, soprattutto se dice di agire in fedeltà a ciò che crede essere l’islam.

So il disprezzo con il quale si è arrivati a circondare gli algerini globalmente presi. So anche le caricature dell’islam che un certo islamismo incoraggia. È troppo facile mettersi a posto la coscienza identificando questa via religiosa con gli integralismi dei suoi estremisti.

 L’Algeria e l’islam, per me, sono un’altra cosa; sono un corpo e un’anima. L’ho proclamato abbastanza, credo, in base a quanto ne ho concretamente ricevuto, ritrovandovi così spesso il filo conduttore del Vangelo imparato sulle ginocchia di mia madre, la mia primissima Chiesa, proprio in Algeria e, già allora, nel rispetto dei credenti musulmani.

 Evidentemente, la mia morte sembrerà dar ragione a quelli che mi hanno rapidamente trattato da ingenuo o da idealista: «Dica adesso quel che ne pensa!». Ma costoro devono sapere che sarà finalmente liberata la mia più lancinante curiosità.

 Ecco che potrò, se piace a Dio, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell’islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo, frutti della sua passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre lo stabilire la comunione e il ristabilire la somiglianza, giocando con le differenze.

 Di questa vita perduta, totalmente mia, e totalmente loro, io rendo grazie a Dio che sembra averla voluta tutta intera per quella gioia, attraverso e nonostante tutto.

 In questo grazie, in cui tutto è detto, ormai, della mia vita, includo certamente voi, amici di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, accanto a mia madre e a mio padre, alle mie sorelle e ai miei fratelli, e ai loro, centuplo accordato come promesso!

 E anche te, amico dell’ultimo minuto, che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo grazie e questo ad-Dio profilatosi con te. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due. Amen!  Insc’Allah”

 

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Ed ecco, prima di salutarvi, il calendario dell’accoglienza fino all’estate:

 

L’accoglienza  primaverile riprenderà  il 14 aprile e si protrarrà fino al 9 giugno

 

Il programma estivo è il seguente:

 

21-28 luglio settimana aperta a tutti

28 luglio-4 agosto settimana aperta a tutti

4-11 agosto settimana per le famiglie

11-18 agosto settimana aperta a tutti

18-25 agosto settimana per le famiglie

 

 

 Un abbraccio fraterno ad ognuno di voi!

Alberto, Franco, Gabriele, Yvo